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Storia della Rocca Sanvitale
La Rocca di Fontanellato è una delle più affascinanti fortificazioni storiche dell’Emilia-Romagna. Sorge al centro dell’omonimo borgo, oggi parte dei "Borghi più belli d’Italia", e conserva ancora l’atmosfera di una piccola corte rinascimentale.
Costruita a partire dal XIII secolo, la rocca fu inizialmente una torre difensiva in mattoni, parte di un sistema di fortificazioni per proteggere il territorio della bassa parmense. A partire dal XV secolo, sotto la signoria della famiglia Sanvitale, il castello venne ampliato e trasformato in una sontuosa residenza signorile, arricchita da decorazioni e affreschi, tra cui quelli del celebre Parmigianino.
La famiglia Sanvitale ha detenuto la Rocca ininterrottamente per oltre 600 anni, fino al 1948, quando l’ultima discendente la vendette al Comune di Fontanellato, rendendo così possibile la sua apertura al pubblico.
Il Museo della Rocca
Oggi la Rocca ospita un museo che conserva ambienti storici arredati con mobili originali, quadri, oggetti d’arte e testimonianze della vita quotidiana della nobiltà emiliana tra il Cinquecento e l’Ottocento.
Tra le sale principali da visitare:
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La Camera Ottica: Un rarissimo dispositivo ottico del XIX secolo, basato su un gioco di specchi e lenti, che permette di osservare ciò che accade all’esterno del castello, proiettando immagini in tempo reale su una superficie all’interno. È un vero “cinema ante litteram”.
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La Sala dei Ritratti: Contiene i ritratti dei membri della famiglia Sanvitale, rivelando gusti, mode e status sociale attraverso i secoli.
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La Sala delle Armi: Espone armature, spade, alabarde e cimeli militari, raccontando la dimensione strategica e difensiva della rocca.
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La Sala del Trono e il Salotto della Duchessa: Con arredi lussuosi, arazzi, specchiere e decorazioni in stile neoclassico, evocano l’atmosfera elegante della vita di corte.
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Il Parmigianino e la Camera di Diana e Atteone
All’interno della Rocca si trova uno dei capolavori del manierismo italiano: la Camera di Diana e Atteone, affrescata da Francesco Mazzola, detto il Parmigianino, tra il 1523 e il 1524, quando aveva solo 20 anni.
L’opera è ispirata al mito narrato da Ovidio nelle Metamorfosi. Il giovane Atteone sorprende la dea Diana mentre si sta bagnando nuda con le sue ninfe. Come punizione, Diana lo trasforma in un cervo, e il ragazzo viene sbranato dai suoi stessi cani.
Il ciclo di affreschi, ricco di movimento, sensualità e raffinatezza, è una delle prime manifestazioni del linguaggio manierista: proporzioni slanciate, prospettive audaci, espressioni complesse e simbolismi enigmatici.
Curiosità: l’opera fu commissionata da Galeazzo Sanvitale, che si dice fosse affascinato dal mito e forse si identificasse con la figura tragica di Atteone.
Curiosità e Dettagli Nascosti
Nella stanza affrescata da Parmigianino esistono piccoli dettagli nascosti, come simboli astrologici e occhi enigmatici, che alcuni studiosi ritengono celino messaggi esoterici. Non a caso, Parmigianino era interessato all’alchimia e ai simboli ermetici.
La Camera ottica permetteva di osservare l'esterno senza essere visti. Durante il Risorgimento, secondo alcune fonti, sarebbe stata utilizzata per spiare i movimenti dei soldati austriaci.
Si racconta che il fantasma di una Dama in abito bianco si aggiri tra le stanze del castello. Secondo la leggenda popolare, sarebbe una giovane nobildonna innamorata di un servo, morta tragicamente per mano della sua stessa famiglia. Alcuni visitatori giurano di aver percepito una presenza misteriosa nella Sala del Camino.
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