Durante il nostro weekend veneto avremo la fortuna di visitare una mostra davvero speciale, ospitata al Museo di Santa Caterina di Treviso: “Da Picasso a Van Gogh. Storie di pittura dall’astrazione all’impressionismo”. Una mostra che, ve lo dico già, non si limita a mettere quadri in fila: racconta un viaggio. Un viaggio in retromarcia nel tempo, sorprendente e inatteso.
L’idea del curatore, Marco Goldin, è semplice e geniale allo stesso tempo: prendere 61 dipinti straordinari arrivati dal Toledo Museum of Art dell’Ohio e disporli in un percorso a ritroso. Si parte dall’arte più vicina a noi – gli astrattisti americani del Novecento – e si ritorna, passo dopo passo, fino alla luce pruriginosa e inquieta di Van Gogh. È come srotolare una storia partendo dal finale, scoprendo pian piano come ci siamo arrivati.
Il visitatore entra in mostra e si trova immediatamente davanti all’energia gialla e azzurra di Ocean Parks n.32 (1970) di Richard Diebenkorn: un quadro che vibra di mare, di cielo, di terra, tutti fusi in un unico respiro. E poi, quasi cento anni prima, dall’altra parte del percorso, ci aspetta l’opera che lo chiude: i Campi di grano con falciatore di Van Gogh, Auvers 1890. Lo stesso giallo, lo stesso cielo azzurro… ma un altro mondo, un altro tempo, un’altra anima. È un incontro poetico e potentissimo.
Nella prima sala ci ritroviamo immersi nell’astrazione americana ed europea: le luminosità fluide di Helen Frankenthaler, il rigore grafico di Ad Reinhardt, le geometrie di Mondrian, le visioni liriche di Klee, fino alle sorprendenti Ninfee di Monet. Ed è proprio questo dialogo inatteso tra Monet e gli astrattisti americani che ci mostra come il “tardo Monet” abbia anticipato linguaggi che sarebbero diventati protagonisti solo molto più tardi.
Il percorso prosegue poi con un tema che sembra semplice ma non lo è affatto: la natura morta. La intuiamo nei silenzi poetici delle bottiglie di Morandi, nella costruzione cubista della Natura morta con pesce di Braque, nei colori teneri e luminosi di Fantin-Latour. Qui Goldin ci mostra come il “vuoto”, lo spazio intorno agli oggetti, possa diventare racconto tanto quanto gli oggetti stessi.
Poi arriviamo a un’altra sezione meravigliosa: le figure nel paesaggio. È un tema antico quanto la pittura stessa, ma qui assume una freschezza nuova. Pissarro, Morisot, Bonnard, Courbet: ognuno racconta la vita quotidiana con una luce che la trasforma in poesia. Il giardino sognante di Berthe Morisot, la quiete delle contadine di Pissarro, il colore narrativo di Bonnard: sono opere che parlano direttamente ai sensi, come finestre aperte su attimi sospesi.
E infine, il ritratto, affrontato con stili e sensibilità completamente diverse:
– la sensualità raccolta della Danzatrice a riposo di Matisse;
– la luce teatrale di Hopper, sempre così misteriosa e cinematografica;
– la rivoluzione formale di Picasso nella sua Donna con il cappello nero;
– l’eleganza essenziale e inconfondibile del ritratto di Paul Guillaume di Modigliani.
È una mostra che non si guarda soltanto: si attraversa, si respira, si vive. È un dialogo continuo tra epoche, tra artisti, tra modi diversi di guardare il mondo.
Sono certo che questa visita del 12 aprile sarà uno dei momenti più emozionanti del nostro weekend veneto. E spero davvero che possiate viverla con noi: sarà un’occasione rara per vedere riunite opere che difficilmente torneranno così vicine, così ben raccontate, così capaci di farci viaggiare nel tempo.
Se volete regalare ai vostri occhi e al vostro spirito un paio d’ore di pura bellezza… questa è la mostra giusta. Vi aspetto!
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