Sabato 27 Giugno, Celle Ligure: il mare, i caruggi e il segreto sospeso nel cielo
Cronaca di una giornata perfetta sulla Riviera di Ponente
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C'è un momento, arrivando a Celle Ligure, in cui il respiro cambia. Forse è il sale che impregna l'aria già dal parcheggio, forse è il modo in cui le case color pastello si affacciano sul mare come spettatrici di qualcosa di antico. O forse è semplicemente quella sensazione rara di essere capitati nel posto giusto al momento giusto.
A piedi sul lungomare
Si comincia come si deve: a piedi, sul lungomare. Il porticciolo di Celle ha quella grazia un po' sbilenca dei borghi marinai veri, quelli che non sono stati rimessi a nuovo per i turisti ma sono rimasti fedeli a sé stessi. Barche dipinte di blu e bianco dondolano pigramente. I gatti dormono sui muriccioli come guardiani sonnolenti di un regno in cui avere fretta è peccato.
La spiaggia di Celle non è sconfinata, ma è precisa. Ciottoli chiari levigati da secoli di maree, acqua che vira dal verde smeraldo al turchese profondo con una gradazione degna di un pittore impressionista. In una mattina di sole — e il sole a Celle sembra avere una luce tutta sua, più calda, più dorata — anche una semplice passeggiata diventa qualcosa che vale il viaggio.
Ci si ferma a fare colazione in uno dei bar che si aprono sul lungomare. Un cappuccino, una focaccia — quella genovese, fragrante e profumata d'olio, che in Liguria è religione. Già così, la giornata potrebbe dirsi riuscita.
I caruggi, dove il tempo si fa stretto
Ma Celle nasconde le sue cose migliori nell'ombra fresca dei vicoli. Il centro storico è un labirinto gentile di caruggi — quei corridoi di pietra e intonaco scrostato che caratterizzano tutta la Liguria costiera — dove i panni stesi tra i palazzi fanno ombra e le voci si rincorrono rimbalzando sui muri. Qui ci si perde volentieri, senza senso di colpa.
Le botteghe sono poche ma autentiche: una drogheria con sacchi di legumi all'ingresso, un panificio che profuma fino in strada, una piccola enoteca dove il vino dei colli liguri viene trattato con rispetto dovuto. Si cammina lentamente, si alzano gli occhi verso i balconi fioriti, si ascolta la vita che scorre dietro le persiane accostate. C'è qualcosa di profondamente umano in tutto questo, qualcosa che i grandi villaggi turistici non sapranno mai offrire.
La sorpresa: la piccola funicolare dei Bottini
Verso il margine orientale del paese — da dove il borgo scende verso la spiaggia di Ponente — si incontra una piccola struttura in muratura con un binario che sale ripido, quasi verticale, lungo una parete rocciosa. È la Funicolare dei Bottini, e se non sapete cosa aspettarvi, vi sorprenderà con la semplicità disarmante della sua esistenza.
La sua storia risale ai primi anni del Novecento ed è strettamente legata allo sviluppo del borgo. L'altopiano dei Bottini — nome che deriva da un'antica famiglia genovese proprietaria di quei terreni — si trovava isolato rispetto al centro, ricco di potenziale ma inaccessibile. Lassù erano stati costruiti villini di pregio, un angolo di villeggiatura lontano dalla mondanità del lungomare. Serviva un modo per salire. E così, nel 1919 venne completata una funicolare a trazione elettrica, rimasta in servizio fino al 1935 e oggi rimessa a nuovo.
Basta premere un pulsante. Si aspetta qualche minuto. La piccola cabina arancione scende lentamente lungo il binario inclinato, si apre, si sale. E in pochi secondi si è sospesi sulla roccia, con il mare che si allarga sotto gli occhi in tutta la sua geometria azzurra.
L'impianto supera un dislivello di quarantacinque metri, raggiungendo l'altipiano a sessanta metri di quota. Non è vertiginoso, ma è abbastanza da trasformare la prospettiva. Il paese, visto dall'alto, diventa un disegno: i tetti color terracotta, la striscia chiara della spiaggia, il verde dei giardini, il blu assoluto del mare. Una cartolina che si è guadagnata salendo.
In cima: la pineta e il silenzio
In alto si apre la splendida pineta a picco sul mare, dotata di aree picnic. I pini marittimi creano una volta naturale fresca e profumata, un luogo dove il tempo sembra avere un ritmo diverso da quello del basso. Ci si siede su una panchina, si mangia qualcosa che si è portato dal borgo, si guarda il mare dall'alto.
È in questi momenti che si capisce perché i Bottini erano considerati un posto speciale già un secolo fa. Non per lusso, non per mondanità — ma per quella qualità rara di certi luoghi in grado di mettere tutto in prospettiva.
Come rientrare? Di nuovo in funicolare, naturalmente
La discesa, stranamente, è ancora più bella della salita. La cabina scende piano, il mare cresce davanti agli occhi, il borgo torna a farsi vicino. C'è qualcosa di malinconico e bellissimo in questo rientro — la sensazione che una piccola avventura si stia concludendo, lasciando qualcosa di persistente, come la luce dorata del pomeriggio ligure sulla pietra bianca.
Si rientra a piedi verso il centro. Si fa un ultimo giro tra i caruggi. Si cerca un posto per un gelato ... preferibilmente con vista mare.
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