L'acqua che ci tiene insieme. Un weekend tra Chioggia, Sottomarina e l'Oasi di Porto Caleri
Un weekend tra Chioggia, Sottomarina e l'Oasi di Porto Caleri
Ogni tanto succede che un gruppo di persone salga su un pullman senza sapere bene perché lo fa. Non nel senso che non conoscono la destinazione — quella la sanno. È che il motivo vero, quello che spinge ad alzarsi presto il sabato mattina e a buttare qualcosa in uno zaino, è più difficile da spiegare. Forse è la stanchezza della settimana che chiede un cambio di scena. Forse è il piacere di camminare con qualcuno, di pranzare senza fretta, di non dover decidere da soli dove andare. Forse è semplicemente settembre, che da sempre ha l'aria di un nuovo inizio travestito da fine estate.
Questo weekend — il 19 e il 20 — si va a Chioggia e all'Oasi di Porto Caleri. Due posti che non si assomigliano per niente, e che per questo funzionano benissimo insieme.
Sabato · 19 settembre
Chioggia: la laguna senza filtri
A Venezia si cammina in punta di piedi — tra turisti, fotografi e gondolieri in posa. A Chioggia si cammina e basta. Il pesce arriva davvero dai pescherecci ormeggiati nel canale, le reti sono stese ad asciugare sul molo, i gatti sonnecchiano sugli scalini dei ponticelli come se il tempo fosse una questione relativa. E in un certo senso lo è.
La chiamano "piccola Venezia", ma la definizione le fa un torto. Chioggia ha una sua personalità, più popolare, più concreta, meno consapevole di sé. Le calli non sono souvenir: sono strade in cui vive gente. I canali non sono scenografia: sono luoghi di lavoro. Questa autenticità — sempre più rara, sempre più preziosa — è il vero motivo per cui ci andiamo.
Passeggeremo lungo il Corso del Popolo, il cuore della città, tra palazzi colorati e campanili che si specchiano nell'acqua ferma. Ci perderemo nei vicoli laterali dove il profumo di salmastro si mescola a quello del caffè dei bar di quartiere. Attraverseremo i ponti sui canali minori, cercheremo gli scorci meno fotografati, ci fermeremo al mercato del pesce — uno spettacolo di voci e colori che vale da solo il viaggio.
Il pomeriggio si presta a una sosta sul lungocanale: un bicchiere di vino bianco, qualche scambio di parole con i pescatori che rientrano. La luce del tardo pomeriggio sulla laguna veneta ha quella qualità che i fotografi inseguono per tutta la vita — dorata, obliqua, quasi incredibile per quanto è bella.
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Sabato sera
Una notte all'Ambasciatori: il mare a un passo
A Sottomarina si arriva in pochi minuti da Chioggia — sono fisicamente attaccate, ma il carattere cambia: da lagunare a balneare, con la spiaggia che si apre larga e il rumore del mare che prende il posto di quello dei canali.
L'Hotel Ambasciatori è la nostra base per la notte. Una scelta ragionata: comodo, ben posizionato, con quella dimensione a misura d'uomo che piace ai gruppi che viaggiano per godersi i posti, non per sopravvivere alla logistica. La sera sarà lunga quanto vogliamo — una cena di pesce, due passi sul lungomare, il buio della laguna che si allunga verso il largo.
Dormire con il rumore del mare, sapendo che la mattina dopo ci aspetta il silenzio dei pini, è il tipo di piccolo privilegio che non si dimentica facilmente.
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Domenica · 20 settembre
Porto Caleri: dove la natura non si spiega, si ascolta
L'Oasi naturalistica di Porto Caleri non ha molto da dimostrare. Riserva naturale nella fascia costiera rodigina, tra il Po di Levante e la laguna, è un ecosistema che ha resistito dove tutto intorno è cambiato: dune alte, pineta fitta, passerelle di legno sospese sull'acqua, e un silenzio che non è assenza di suoni — è la presenza di qualcosa di più antico.
Si cammina lentamente, per forza. Le passerelle non invitano alla fretta: invitano a guardare. Il canneto che ondeggia, i fenicotteri che ogni tanto colorano lo specchio d'acqua, la luce che cambia ogni dieci minuti mentre le nuvole di settembre attraversano il cielo. L'aria ha quel sapore di sale e resina di pino che rimane nei polmoni ancora per ore, anche dopo che si è tornati in macchina.
L'escursione è adatta a tutti: nessuna difficoltà tecnica, solo la capacità di rallentare — che è, forse, la cosa più difficile in questo periodo dell'anno, e la più necessaria. Settembre poi regala una luce e una temperatura che l'estate non conosce: tiepida, dorata, finalmente libera dall'afa.
Si torna con la testa più sgombra. Con qualche foto di qualcosa che non si sapeva nominare prima. Con quella sensazione — che i viaggi buoni sanno dare — di aver recuperato qualcosa che non si sapeva di aver perso.
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Due giorni, un ritmo
Il sabato è fatto di pietre, ponti, voci, storia, mercati, caffè nei bar stretti. La domenica è fatta di sabbia, vento, silenzio, passi lenti. Il contrasto non crea dissonanza: crea ritmo. E i weekend migliori, come le storie buone, sono quelli con un ritmo.
Alla fine si torna stanchi nel modo giusto — non esauriti, ma pieni. Con la testa in ordine e le gambe che hanno fatto il loro lavoro. È questo che ci si porta a casa da certi weekend: non le foto, ma la sensazione di essere stati davvero da qualche parte.
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