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Pubblicato da Angelo Marcotti

L’opera in copertina è Paesaggio fluviale con bagnanti di Pierre-Auguste Renoir, 1885 ca., Olio su tela, The Scharf Collection

L’opera in copertina è Paesaggio fluviale con bagnanti di Pierre-Auguste Renoir, 1885 ca., Olio su tela, The Scharf Collection

Viaggi & Miraggi — Club Andare in Giro

 
Duecento anni chiusi in una stanza da pranzo

A Palazzo Ducale arriva, per la prima volta in Italia, la Collezione Scharf: quattro generazioni di una famiglia berlinese che hanno tenuto sulle pareti di casa Renoir, Monet e Cézanne senza mai metterci il proprio nome sotto.

Per gran parte del Novecento, chi passava da un museo tedesco e leggeva l'etichetta "collezione privata" davanti a un Renoir o a un Cézanne non aveva modo di sapere che quel quadro tornava, a fine prestito, in una stanza abitata. Non in un caveau, non in un deposito: in una casa. È il tratto più insolito della Collezione Scharf, e il motivo per cui la mostra che apre il 16 ottobre a Palazzo Ducale merita un viaggio più di quanto il titolo, un po' da bigliettone da museo, lasci intuire. Duecento anni di arte, da Goya a Katharina Grosse, in un percorso di oltre 140 opere che approda in Italia dopo essere rimasto per decenni fuori dagli sguardi pubblici — non per segretezza, ma perché quei dipinti facevano semplicemente parte della vita quotidiana di una famiglia.

La storia comincia con Otto Gerstenberg, collezionista berlinese che tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento mise insieme uno dei nuclei più lucidi di modernismo francese allora in circolazione: non un accumulo da industriale con il portafoglio pieno, ma una raccolta costruita intorno ai pionieri dell'avanguardia, quando molti di quei nomi erano ancora oggetto di discussione più che di consenso. Fu la figlia, Margarethe Scharf, a mettere in salvo il nucleo principale della raccolta durante la Seconda guerra mondiale — un passaggio che la mostra genovese, giustamente, non trasforma in aneddoto: lo cita come dato, senza romanzarlo.

Un albero genealogico che si legge come una storia dell'arte

Dai due nipoti di Gerstenberg si diramano due collezioni distinte. Quella di Dieter Scharf, orientata al Surrealismo, è oggi in prestito permanente alla Collezione Scharf-Gerstenberg di Charlottenburg, a Berlino, dal 2008. Quella di Walther Scharf — con la moglie Eve e il figlio René — ha invece continuato a crescere sul fronte francese, aggiungendo Monet, Cézanne, Matisse, Picasso. Oggi sono René e la moglie Christiane a portare la raccolta nel presente, con acquisizioni che vanno da Sam Francis a Sean Scully, da Daniel Richter a Katharina Grosse: non un museo che si ferma all'Impressionismo per pudore, ma una collezione che ha continuato a scegliere.

Il percorso curato da Ilaria Bonacossa, direttrice di Palazzo Ducale, non è una riedizione delle tappe precedenti. La Collezione Scharf è stata presentata per la prima volta in forma pubblica ed estesa all'Alte Nationalgalerie di Berlino, tra l'ottobre 2025 e il febbraio 2026 — un'esposizione che ha richiamato circa 170.000 visitatori — e poi al Kunstpalast di Düsseldorf, fino ad agosto di quest'anno, con un allestimento più ampio, undici sale e oltre 180 opere, comprese alcune xilografie giapponesi dell'Ottocento e nuovi ingressi come Degas. Genova sceglie una strada diversa: mette Renoir e Toulouse-Lautrec accanto a Monet e Cézanne già nel titolo, promuovendo a protagonista un Toulouse-Lautrec che a Berlino era presente soprattutto attraverso l'opera grafica. È una lettura che privilegia il colore e la linea più che l'ortodossia cronologica — una scelta critica, non solo un adattamento agli spazi del Sottoporticato.

Quello che rende la Collezione Scharf diversa da tante grandi raccolte private non è la qualità dei singoli pezzi — pur alta — ma la sua onestà nel non fingersi museo: è rimasta, fino a poco tempo fa, una faccenda di famiglia.

Perché vale il viaggio, non solo la mostra

Al netto dei nomi altisonanti del titolo, il vero valore critico dell'esposizione sta nel mezzo: nel passaggio da Corot e Bonnard a Léger, nel modo in cui la selezione genovese mette in dialogo la pittura figurativa francese con l'astrazione contemporanea di Tony Cragg e della stessa Grosse, nota per le sue campiture di colore che travolgono pareti e volumi interi. Non è un catalogo di grandi nomi messi in fila per attirare pubblico: è la ricostruzione di un modo di guardare la pittura che ha attraversato quattro generazioni, e che si vede meglio là dove le connessioni non sono ovvie — Goya che apre, la pittura contemporanea che chiude, e in mezzo un secolo abbondante di scelte non scontate.

Per il Club Andare in Giro, Genova nell'inverno 2026/27 è anche altro: una città che d'inverno perde la folla balneare e restituisce i suoi caruggi, i palazzi dei Rolli, il porto vecchio, a un ritmo che si presta bene a una giornata lenta, senza l'ansia di dover vedere tutto. La mostra resta aperta fino al 2 maggio 2027, il che lascia margine per calendarizzare una gita associativa senza affollarsi sull'apertura — un vantaggio non da poco, per chi come noi preferisce il museo con le sale ancora respirabili.

L'iniziativa del Club

Il Club Andare in Giro sta mettendo a calendario una giornata a Genova nel cuore dell'inverno 2026/27, pensato attorno alla visita alla Collezione Scharf ma costruito, come nella nostra abitudine, su un ritmo lento: tempo per il Sottoporticato senza fretta, e per la città che sta intorno — dai carruggi al porto antico, fino a una tavola genovese vera, lontana dai menù turistici.

Le date esatte e i dettagli logistici verranno comunicati agli associati nelle prossime settimane; chi è interessato può segnalare fin d'ora la propria disponibilità, così da poter costruire un gruppo con calma e senza affanno dell'ultimo minuto — è così, dopotutto, che abbiamo sempre organizzato i viaggi migliori.

— Il Club Andare in Giro, per Viaggi & Miraggi

Fonte espositiva: comunicato stampa Fondazione Palazzo Ducale di Genova, settembre 2026. Informazioni pratiche soggette a conferma da parte dell'ente organizzatore.

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