Domenica 22 Novembre, Bologna Palazzo Pallavicini: un Capolavoro di Giornata. Dall'alba al tramonto nell'Ottocento. Un viaggio nel tempo dipinto.
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La mostra si pone l'obiettivo di conoscere la quotidianità dell'Ottocento attraverso l'approfondimento di una giornata, rappresentata cronologicamente tramite i dipinti dei grandi maestri del secolo. Vuole realizzare un'esperienza visiva e sensoriale, per evocare i momenti del quotidiano, per capire davvero la società e le abitudini dell'Ottocento attraverso la pittura. Il visitatore apprende vivendo: usi e costumi del tempo, nell'arco dello scorrere delle ore.
La giornata, composta da 24 ore, è strutturata in gruppi di due ore ciascuno. Si parte alle sei del mattino, quando la luce del giorno inizia il suo corso, e ogni due ore si arriva alla notte. La mostra è composta dunque da dodici sezioni, ognuna rappresenta due ore della giornata.
Tic, toc, tic, toc.
L'alba. Gli animali che si svegliano. La rugiada sulle foglie, la nascita del sole. Le domestiche che preparano la colazione. La città che inizia a fare rumore. E poi il giorno, lento, nei campi. Il pranzo, il tramonto, i caffè, la sera, i vizi. E infine la notte profonda. Il sogno. E poi tutto ricomincia.
Il percorso comincia con la rugiada e finisce con il sonno dei bambini. In mezzo ci sono le domestiche ai fornelli prima che la casa si svegli, la città che alza il volume, i campi dove il tempo ha un altro passo, il pranzo, il caffè, il tramonto, i vizi della sera. Poi il giorno ricomincia da capo.
L'idea
Nella seconda metà dell'Ottocento una parte consistente dei pittori europei smette di guardare all'Olimpo e ai campi di battaglia. L'Accademia continua a esistere, e a vendere, ma chi esce dai suoi corridoi trova un soggetto nuovo nella vita di tutti i giorni: un campo arato alle otto del mattino, una strada affollata, il buio equivoco di un vicolo. Anche un istante qualunque merita la tela. È un modo di guardare che la fotografia avrebbe presto reso abituale.
Le sale sono dodici, sei per il giorno e sei per la notte. L'alba apre, il sogno chiude.
Alba
Il primo quadro della giornata è quasi privo di figure. Antonio Fontanesi nel Mattino e Luigi Bertelli in Alba in pineta dipingono il momento in cui la notte cede senza ancora arrendersi: la rugiada ferma sulle foglie, un sole basso che tinge di rosa i bordi delle cose, qualche animale che si muove nell'erba senza farsi vedere. Nella sala, suoni e luci accompagnano le tele, e per qualche minuto si ha l'impressione che la pittura respiri insieme al paesaggio.
Risveglio
Il gallo canta e il cortile si mette in moto. Augusto Majani, in Scorci di cortile – Galline nell'aia e Scorci di cortile – L'ombrellino, coglie l'aia attraversata dalle prime lame di sole, con galline e oche già in agitazione. Nel fienile accanto, il piccolo di Armando Spadini (Bambino col gallo) ha ancora gli occhi di chi non ha deciso se è sveglio.
Dentro le case si prepara la colazione, e la stessa ora assume due facce. Michele Tedesco apparecchia all'aperto per la borghesia nella sua Colazione all'aperto; Alessandro Scorzoni (La mia famiglia) e Antonio Mancini (La tazzina di caffè) restano in interni più stretti e più caldi, dove il caffè si beve in piedi. Cambiano le stoviglie, il gesto resta quello.
Fuori, lungo i canali, le lavandaie sono già al lavoro. Adelchi Venturini (Canale Naviglio nell'interno di Parma), Augusto Majani (I panni stesi), Vincenzo Irolli (Lavandaia) e Adolfo Belimbau (Acquaiole) dipingono mani nell'acqua fredda e lenzuola appese in attesa del sole: lavoro duro, guardato con un rispetto che non lo addolcisce.
Mattinata
Per la prima volta in Italia: Giovanni Fattori, Donne del Gabbro; Giovanni Boldini, Veduta di Londra.
Verso metà mattina campagna e città prendono strade diverse. In campagna è il tempo largo del raccolto: Francesco Paolo Michetti con La raccolta delle zucche, Francesco Gioli con La vendemmia, Francesco Vinea con Giovane donna con cesta di fiori e capra. Poi ci si stende sull'erba, in Sosta sul prato di Francesco Filippi e nella Raccolta delle albicocche di Alfredo Savini.
Sulla strada bianca avanza La processione di Pellizza da Volpedo, e il sacro scandisce la terra quanto le stagioni. In chiesa si dice messa (Alla messa di Francesco Gioli, In chiesa di Enrico Crespi), anche se più d'uno, fra i fedeli, ha la testa altrove. Augusto Majani chiude la funzione con il Ritorno dalla messa.
Intanto le Donne del Gabbro di Fattori portano verso la città quello che la terra ha dato. Sulle strade compaiono le prime biciclette di Erik Henningsen, mezzo di una libertà nuova che per una volta riguarda uomini e donne. Più in là, la Centrale elettrica di Lloyd annuncia che il volto della città sta per cambiare in fretta.
La città va a un'altra velocità. La Londra di Boldini è fumo e movimento. I suonatori ambulanti di Gerolamo Induno attaccano i loro motivi, Il giornalaio di Antonio Mancini strilla i titoli del giorno. Nelle botteghe si lavora a testa bassa (La famiglia del calzolaio di Sidonio Centenari); negli atelier dei pittori agiati si posa per il ritratto, e accanto al cavalletto compare un attrezzo nuovo, la macchina fotografica. Lo si vede nell'Atelier di Alessandro Guardassoni e nel Ritratto di Rosa Ceriani Novi di Francesco Hayez.
La borghesia attraversa anni di prosperità, e qualche porta comincia ad aprirsi alle donne. Marie Bashkirtseff dipinge L'atelier Julian, una delle prime accademie ad ammetterle.
Anche i bambini, la mattina, hanno il loro lavoro: i banchi per Lo scolaretto di Antonio Mancini, il tavolo di cucina in Compiti a casa di Laurits Andersen Ring. Edoardo Bertucci, con Studio e lavoro, ricorda quelli che sui libri non ci arrivavano. E mentre La modista di Alfredo Protti cuce cappelli, l'alta società per cui lavora riceve e si mostra nelle Gioie materne e nella Visita di Luigi Busi.
Pranzo
A mezzogiorno il secolo si divide senza mezze misure. Da una parte il Caffè Vacca di Napoli dipinto da Antonio Mancini, tavoli per pochi. Dall'altra le Cucine economiche di Natale Attanasio, dove si mangia quello che passa la carità pubblica. Le due tele, una accanto all'altra, dicono sul pranzo dell'Ottocento più di molti trattati.
Dopopranzo
Anche le ore del riposo hanno la loro dignità. Cletofonte Preti mette a dormire i più piccoli in La culla. In Post-Prandium di Raffaele Faccioli il padre Francesco e la figlia Bice sonnecchiano in una cucina povera insieme agli animali, davanti a un fuoco che si sta spegnendo. Nelle stanze aristocratiche delle Gioie materne di Gerolamo Induno, nel frattempo, si ricama e si conversa.
Pomeriggio
Per la prima volta in Italia: Pierre-Auguste Renoir, La baia di Douarnenez.
Nel primo pomeriggio la luce pesa sui campi: l'Estate montanina di Augusto Majani, la Baia di Douarnenez di Renoir. È il tempo degli svaghi, per chi se li può permettere. Si visita L'arancera dei giardini reali con Guido Carmignani, si lasciano passare le ore in Ozio in villa di Luigi Bertelli, si pesca con le Pescatrici sull'Arno di Fabio Fabbi. Telemaco Signorini assiste a una Lezione di pianoforte, Vittorio Matteo Corcos a una Lettura interessante.
I bambini giocano (Giochi infantili e Il brutto scherzo di Gaetano Chierici, Bolle di sapone di Luigi Bechi), e qualcuno finisce in castigo, come racconta La giusta punizione di Edoardo Bertucci.
Il sole si sposta e la luce si allunga su facciate e acque: Rapallo di Nino Costa, la Veduta di Venezia di Ippolito Caffi, I piccioni di San Marco di Raffaele Faccioli, la Veduta di Genova di Leopolda Zanetti Bronzino. Quattro città sotto lo stesso sole che comincia a declinare.
Tramonto
Il tramonto porta con sé la memoria della giornata e insieme lo sgombero, l'idea di lasciarsi qualcosa alle spalle. Gli animali rientrano nella stalla di Carlo Pittara. I pittori dell'Ottocento si contendono il cielo che brucia, e Mario de Maria lo carica di simbolismo in Un giorno d'autunno a Lilienthal, Veduta di Capri al tramonto e Una sera a Piazza San Marco: tramonti dal tono quasi wagneriano, solenni come un congedo.
I ragazzi di Jean Lefeuvre (Ragazzi che giocano tra le onde) inseguono l'ultimo raggio, e Francesco Paolo Michetti ne fa materia di stupore in L'intruso. Con Addio sole! di Fabio Fabbi la luce se ne va del tutto. Resta il crepuscolo, quello di Fiumelatte di Vittore Grubicy de Dragon e del Porto di Venezia di Giovanni Boldini.
Cena
La sera è il momento della tavola condivisa. Si aspetta chi manca (Attesa rosa, ore 20 di Garzia Fioresi), mentre nelle cucine popolari di Angelo Inganni si preparano i piatti di sempre: Donna che cucina i maccheroni, Uomo che cucina lumache e polenta. Poi ci si siede, e nella Bettola di Julia Hoffmann la sera comincia davvero.
Serata
Dopo cena la vita passa in piazza. Nella Piazza San Marco di Michele Cammarano c'è la folla, c'è la musica, e qualcuno accenna i primi passi di danza fra le arcate.
Notte
Per la prima volta in Italia: Claude Monet, Ninfee (frammento).
Con il buio arriva un altro registro, fatto di malinconia e desiderio. Le Ninfee di Monet brillano come sotto la luna, accanto a Capri di notte di Mario de Maria e al Paesello dorme di Augusto Majani.
La notte ha i suoi segreti, e Gli innamorati di Flavio Bertelli se li tengono stretti. Louis Grimshaw guarda la luna piena sopra il Tower Bridge; Georg Friedrich Kersting resta nello studio, con il suo Artista alla finestra, a fissare il chiarore là fuori.
Vita notturna
A quest'ora pochi sono ancora in giro. A Napoli la Festa danzante in villa Floridiana di Giovanni Ponticelli tira tardi. Altri prolungano la serata in luoghi meno rassicuranti, quelli del Convegno e delle Mura cancrenate di Mario de Maria, fino al Nudo di donna di Angelo Landi, che spinge la notte verso zone più torbide.
Il buio più duro, però, è quello di Sunt Lacrimae Rerum di Natale Attanasio: donne rinchiuse per aver detto, un giorno, una parola di troppo, in un luogo da cui non si esce. In questa sala la mostra smette di raccontare abitudini e mette davanti agli occhi una condanna.
Sogno
Alla fine la giornata si chiude. I bambini di Charles Sims sono già in The Land of Nod, il paese del sonno, e saltellano su nuvole che hanno l'aria di essere gentili. Mario de Maria, con L'alunna e La danza dei pavoni, ricorda che il sonno ha anche un rovescio, e che le inquietudini lasciate senza guardia sanno trovare la strada. L'ultima sala chiede di tenere gli occhi aperti.
Il percorso dei sensi
Accanto ai dipinti, scelti fra i capolavori del realismo europeo, la mostra lavora sull'aria. Ogni ora ha il suo odore, e la notte un'umidità che il mezzogiorno non conosce: le sale li restituiscono entrambi. La colonna sonora attinge a musiche e versi dell'epoca, con D'Annunzio a dare il buongiorno e Leopardi ad accompagnare il tramonto.
Lungo il percorso, gli approfondimenti aprono altrettanti fronti: il "paesaggio-stato d'animo" del tardo Ottocento, la moda e le convenzioni borghesi lette con gli strumenti della sociologia, la conquista femminile di spazi fino ad allora preclusi, il dialogo fra letteratura e pittura, la crescita delle città. Leggere quello che i pittori di quel secolo hanno lasciato serve, in fondo, a capire da dove viene il nostro presente.
All'uscita resta la sensazione di aver passato un giorno intero nell'Ottocento. Un giorno dipinto, e per qualche ora anche vissuto.
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