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LE NOSTRE PROPOSTE

Sabato 25 Luglio: San Terenzo, una giornata di mare nel Golfo dei Poeti

 

Ferragosto tra Aosta e Pila. In cabinovia dalla città romana ai balconi più belli delle Alpi
Sabato 5 Settembre, il Ceresio non perdona chi ha fretta: Villa Fogazzaro-Roi e il Borgo di Gandria
12 Settembre: Sulle orme di San Ponzo. Trekking spirituale da San Ponzo Semola alle grotte eremitiche e al Ponte Tibetano di Cecima

 

Settembre a Chioggia: un weekend dove il mare ha ancora il sapore di una volta
Firenze in un giorno, con il passo veloce della Freccia Rossa
Ferrara d'Autunno, tra mura, nebbie gentili e capolavori della modernità
Avvento Mitteleuropeo, da Sabato 5 a Martedì 8 dicembre 2026: Trieste, Lubiana, Postumia, Predjama e Muggia

 

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Pubblicato da oleg

http://ecx.images-amazon.com/images/I/41IdQLNS84L._.jpgAnnie "Londonderry" Kopchovsky non era un'attivista né una benestante cosmopolita, ma diventò un simbolo della libertà femminile perché fu la prima donna a fare il giro del mondo in bicicletta, sfidando le proprie difficoltà economiche e i pregiudizi altrui. Ebrea lettone emigrata negli Stati Uniti, sposata e madre di tre bambini, nel giugno del 1894, all'età di ventitré anni, in seguito a una scommessa ("Nessuna donna è in grado di compiere in quindici mesi il giro del mondo") abbandonò la famiglia e partì da Boston in bicicletta portando solo un cambio di biancheria e un revolver con il calcio di madreperla. Arrivò fino in Cina, passando per Parigi, Gerusalemme e Singapore, superando incredibili difficoltà e sopportando innumerevoli calunnie ("troppo mascolina per essere una donna", "deve essere un eunuco travestito") e persino la prigione, fino al suo ritorno in patria, dove ebbe un'accoglienza trionfale e venne eletta simbolo della lotta femminile: "Sono una Nuova Donna, e questo significa che adesso sono in grado di fare qualunque cosa faccia un uomo". Si dedicò al giornalismo, ma nonostante la celebrità, dopo la sua morte, avvenuta nel 1947, la sua vicenda è stata completamente dimenticata. Oggi, grazie al lavoro del suo pronipote, il giornalista Peter Zheutlin, abbiamo la possibilità di rileggere una delle più importanti avventure che abbiano avuto luogo nel XIX secolo.

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