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Pubblicato da oleg

http://www.mentelocale.it/img_contenuti/collaboratori/grandi/Donna_Klimt.jpg«Ogni tempo ha la sua arte, all'arte la sua libertà». Questo motto che, accanto alle parole Ver Sacrum, accoglie a Vienna chi varca il Palazzo della Secessione, fino al 6 maggio si rivolge ai visitatori dello Spazio Oberdan (viale Vittorio Veneto 2) sede della mostra Gustav Klimt. Disegni intorno al fregio di Beeethoven, prodotta e organizzata da Alef cultural project management.

Il percorso si apre con i manifesti originali della Secessione. Ovunque si legge in caratteri jugendstil Ver Sacrum, il nome della rivista fondata nel 1897 da questi artisti insofferenti verso la pittura dominante del tempo. Una rivista che prendeva in prestito il titolo da un rito pagano e si imponeva come primo esempio di editoria moderna, dall'impaginazione alla sperimentazione grafica.

Tre teste blu sferiche di donna, disegnate da Kolomon Moser ricordano il geometrismo dei secessionisti, la ripetizione modulare di motivi decorativi alla Alfred Roller l’ornamentalismo proprio del movimento. Leopold Stolba con il Manifesto per la XX esposizione sfiora l’op art, acconciando con un caschetto optical un volto-maschera africano, mentre guarda all’Oriente nel Manifesto della XXIII esposizione.

Maximilian Kurzweil e Ferdinand Hodler non rinunciano al naturalismo per trattare gli esseri viventi che abitano però cieli e prati astratti.

La mostra prosegue in una sala dove il fregio di Beethoven è riprodotto in scala 1:1. La straordinaria opera klimtiana è uno dei massimi esempi di opera d'arte totale, l'ideale unione delle arti visive, architettoniche e musicali propugnata dai secessionisti.

Tra il 15 aprile e il 17 giugno 1902 la XIV mostra della Secessione dedicava a Ludwig Van Beethoven un’opera totale.

Il genio titanico, personificazione della Speranza rappresentava la lotta contro gli ostacoli imposti dalla società e l’Arte capace di riscattare l'uomo. Come in un tempio, una scultura policroma del musicista, opera di Max Klinger, richiamava quella criso-elefantina realizzata da Fidia per Zeus.

Il fregio di Klimt, nella navata accanto, doveva tradurre simbolicamente in immagine la Nona sinfonia di Beethoven che Gustav Mahler, il giorno dell’inaugurazione diresse per soli fiati, vestiti come le figure dipinte.

Alle Forze ostili ai Geni fluttuanti e al cavaliere armato in colori alla caseina su intonaco stuccato, il Vate secessionista dà preziosità e rilievo con inserti polimaterici che perfettamente si integrano con la linearità dei soggetti. Il fregio è un'opera bidimensionale, suggerita dalla pittura vascolare ed egiziana.

Da qui si comprende l'importanza che il disegno aveva per il pittore, formatosi non in Accademia, ma alla Scuola di Arti applicate. In mostra ne sono esposti 18, a figurare i protagonisti che tormentano, si tormentano e gioiscono nel fregio.

Quasi, tutti i soggetti sono nudi, come il tratto, privo di orpelli, ma reso in contorni netti, spigolosi ed essenziali. Mai un riferimento spaziale: le donne dormono e si toccano su un letto che non c'è, le coppie si abbracciano e camminano sul foglio. Solo nel dipinto l’oro, le pietre preziose, ma anche bottoni e chiodi li vestiranno di preziosità. ( Fonte: www.mentelocale.it)
Autore: Laura Cusmà Piccione

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